La costa rocciosa della Riserva Naturale dello Zingaro affacciata sul mare
La costa rocciosa della Riserva Naturale dello Zingaro affacciata sul mare — foto: 53cri021 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

In poco più di mezz'ora d'auto da Calatafimi Segesta si arriva all'accesso di Scopello, e con esso a uno dei tratti di costa più celebri d'Italia. La Riserva naturale orientata dello Zingaro protegge circa milleseicento ettari e sette chilometri di litorale rimasti senza strada asfaltata, tra Scopello e San Vito Lo Capo. È una destinazione da mettere in programma con un minimo di preparazione, perché non si tratta di una spiaggia dove si parcheggia e ci si siede: qui si cammina, e chi arriva impreparato se ne accorge in fretta.

La prima riserva naturale della Sicilia

Lo Zingaro venne istituito con una legge regionale del 1981 ed è la prima riserva naturale creata in Sicilia. Non è un dettaglio burocratico: quella decisione arrivò dopo una mobilitazione popolare che si oppose alla costruzione di una strada costiera destinata ad attraversare l'intero tratto. Il risultato è che oggi questi sette chilometri di costa restano privi di collegamento carrabile, e per vederli bisogna procedere a piedi lungo i sentieri, esattamente come avveniva un secolo fa.

La riserva ha due ingressi, uno a sud dal versante di Scopello e uno a nord dal versante di San Vito Lo Capo. Chi soggiorna nell'entroterra trapanese trova più comodo l'accesso di Scopello, che è anche quello che porta più rapidamente alle prime calette.

Il sentiero costiero e le calette

Il percorso principale è il sentiero costiero, che collega i due ingressi per circa sette chilometri con andamento ondulato, sempre a poca distanza dal mare. Non presenta difficoltà tecniche, ma alterna continui saliscendi su fondo pietroso ed è quasi del tutto privo di ombra: percorrerlo per intero e tornare indietro significa impegnare buona parte della giornata. All'interno della riserva esistono anche itinerari alternativi di mezza costa e di alta quota, più lunghi e panoramici, che si allontanano dal mare.

Entrando da sud, le calette si incontrano in questa successione:

  • Cala della Capreria, la prima e la più vicina all'ingresso di Scopello, quindi anche la più frequentata
  • Cala del Varo, raccolta e meno affollata della precedente
  • Cala della Disa, tra le più ampie del versante meridionale
  • Cala Beretta, piccola e riparata
  • Cala Marinella, che molti considerano la più bella dell'intera riserva
  • Cala Torre dell'Uzzo, dove il fondale calcareo rende l'acqua così limpida da sembrare inesistente

Tutte hanno fondo di ciottoli e scogli, non di sabbia: scarpette da scoglio rendono l'ingresso in acqua molto più agevole. Lungo il percorso si incontrano inoltre alcune vecchie case rurali recuperate come piccoli musei dedicati alla civiltà contadina e alla natura della riserva, e nell'entroterra si trova la Grotta dell'Uzzo, uno dei siti preistorici più significativi della Sicilia occidentale.

Scopello, la tonnara e i faraglioni

Prima o dopo la riserva vale la pena fermarsi a Scopello, il piccolo borgo raccolto attorno al suo baglio, cioè la corte fortificata di origine agricola attorno alla quale si è sviluppato l'abitato. Poco più in basso, in una insenatura chiusa, si trova la tonnara: un complesso di edifici affacciati direttamente sull'acqua, con le barche un tempo tirate a secco e i faraglioni che emergono dal mare proprio davanti, sorvegliati da antiche torri costiere.

La pesca del tonno qui è stata un'attività centrale per secoli, tanto che i greci chiamavano questo approdo Cetaria, cioè terra dei tonni. La tonnara ha smesso da tempo la sua funzione produttiva, ma resta uno degli scorci più fotografati della Sicilia occidentale. L'accesso all'area della tonnara e alla caletta sottostante è regolamentato e può variare nel corso della stagione: informatevi sul posto prima di scendere.

Consigli pratici per non sbagliare la giornata

La riserva non ha bar, chioschi né punti di ristoro al suo interno, ed è una scelta voluta. Tutto quello che vi serve va acquistato prima di entrare e portato nello zaino, compresa l'acqua: la raccomandazione più diffusa è di almeno un litro e mezzo a testa, che d'estate diventano facilmente di più. Le fontanelle indicate sulle mappe non sempre sono in funzione e non conviene farci affidamento.

Sul fronte degli ingressi non esiste un numero massimo fisso di visitatori giornalieri, ma il flusso viene di fatto limitato dalla capienza dei parcheggi e degli accessi, che nei giorni di alta stagione si saturano molto presto. Arrivare nelle prime ore del mattino risolve contemporaneamente tre problemi: parcheggio, caldo e affollamento delle calette. Biglietti, orari e modalità di pagamento sono cambiati negli ultimi anni, quindi conviene verificarli sul sito ufficiale della riserva prima di partire.

Un'ultima raccomandazione riguarda le scarpe. Il sentiero è pietroso e scivoloso in alcuni tratti: servono calzature chiuse con suola scolpita, non sandali. Chi alloggia nell'entroterra, come nel caso di chi si ferma a Nova Suite, ha il vantaggio di poter partire molto presto e rientrare nel pomeriggio, evitando sia le ore peggiori sul sentiero sia il traffico serale lungo la costa.

Nello zaino, sempre: Acqua abbondante, cappello, crema solare, scarpe chiuse con buona aderenza, scarpette da scoglio e un sacchetto per riportare fuori i rifiuti. Nella riserva non esistono cestini: quello che entra con voi deve uscire con voi.

Nel centro storico di Calatafimi Segesta, a pochi minuti da Segesta

Nova Suite è il punto di partenza per scoprire questo angolo di Sicilia occidentale: cinque sistemazioni indipendenti, terrazza panoramica, area break e bike room attrezzata.