Calatafimi Segesta vista dalle colline, con il borgo raccolto attorno al colle del castello
Calatafimi Segesta vista dalle colline — foto: Francescodibartolo80 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Calatafimi Segesta si annuncia da lontano: un abitato color pietra disteso su un rilievo dell'entroterra trapanese, poco sotto i trecentoquaranta metri di quota, con le campagne che scendono verso valle e, a pochissima distanza, uno dei siti archeologici più celebri del Mediterraneo. Chi arriva pensando di trovare soltanto un punto d'appoggio per la visita al parco di Segesta scopre presto che il paese ha una storia sua, fatta di dominazioni sovrapposte, di un numero di chiese sproporzionato rispetto agli abitanti e di una memoria risorgimentale che ancora oggi orienta il calendario civile.

Un nome che è già una fortezza

Il toponimo viene dall'arabo Qal'at Fimi, il castello di Eufemio, e risale al periodo dell'emirato di Sicilia. La fortificazione che ha dato il nome al paese esiste ancora, anche se ridotta a poca cosa: del castello Eufemio restano soprattutto i ruderi delle due torri alle estremità della facciata principale, aggrappati alla sommità della collina che domina l'abitato. Non aspettatevi sale affrescate o percorsi museali: quello che si va a cercare qui è il rapporto tra la rocca e il paesaggio, con lo sguardo che corre sulle campagne e sulle alture circostanti.

Le fortezze non nascono dove il panorama è più bello, ma dove si controllano le vie di passaggio, e Calatafimi sta esattamente in mezzo tra la costa del Golfo di Castellammare e l'interno collinare. La stessa posizione che, molti secoli più tardi, la renderà teatro di una battaglia decisiva per la storia d'Italia.

Il Borgo: scale, cortili e archi di pietra

Il nucleo storico conserva un impianto di carattere medievale, riconoscibile nella successione di cortili, scalinate e vicoli stretti che si aprono improvvisamente su piccoli slarghi. È un tessuto urbano da percorrere a piedi e senza fretta, meglio se nelle ore più morbide della giornata, quando la luce radente mette in evidenza i dettagli in pietra. Scendendo dalle vie alte si raggiunge il quartiere del Borgo, che ha mantenuto in modo particolarmente leggibile le sue caratteristiche originarie.

Alcune cose da guardare con attenzione mentre camminate:

  • gli archi in pietra che scavalcano i vicoli e sostengono i corpi di fabbrica sopra il passaggio
  • le decorazioni in ceramica inserite nelle facciate e nei portali, spesso piccole ma ricorrenti
  • le scale esterne che salgono ai piani alti, tipiche dell'edilizia storica dei paesi dell'interno
  • i cortili chiusi, dove un tempo si concentravano la vita domestica e il lavoro delle famiglie

Un patrimonio di chiese diffuso in tutto il paese

La densità di edifici religiosi è uno degli aspetti che colpisce di più: se ne contano oltre trenta, molti dei quali custodiscono opere di arte sacra di buon livello. La chiesa madre è intitolata a San Silvestro Papa e conserva un'ancona marmorea di età cinquecentesca. Merita attenzione anche la chiesa del Santissimo Crocifisso, legata a un antico crocifisso ligneo di autore ignoto, e vale la pena informarsi sul santuario di Maria Santissima di Giubino, che sorge fuori dal centro abitato in posizione panoramica.

Proprio a quel crocifisso ligneo, la cui devozione affonda le radici nel Seicento, è legata la festa più importante del paese. Si celebra nei primi giorni di maggio, ma non ogni anno: la cadenza è pluriennale e viene stabilita di volta in volta, per cui non è affatto scontato che capiti durante il vostro soggiorno. Se il periodo vi interessa, conviene verificare per tempo sul sito del Comune di Calatafimi Segesta, perché in quell'occasione l'intero paese cambia ritmo, si allestisce e si riempie di visitatori.

Pianto Romano e la memoria del 1860

Il 15 maggio 1860, in una località chiamata Pianto dei Romani a poca distanza dall'abitato, i garibaldini affiancati dai volontari siciliani affrontarono le truppe borboniche della colonna mobile del generale Landi. Fu uno degli episodi decisivi della spedizione dei Mille. I caduti dei due schieramenti vennero sepolti insieme, nel punto in cui era stato sferrato l'attacco finale, e su quel luogo venne poi eretto un sacrario progettato dall'architetto Ernesto Basile e portato a termine nel 1892, dopo anni di ritardi dovuti alla mancanza di fondi. Oggi il monumento è circondato dal verde e domina un ampio tratto di campagna: è una sosta breve, ma tra le più dense di significato che si possano fare da queste parti. L'anniversario della battaglia viene ricordato ogni anno a maggio con iniziative promosse dall'amministrazione comunale.

Il paese e il suo sito archeologico

Il rapporto tra Calatafimi e Segesta è diventato così stretto da entrare nel nome stesso del Comune. Il parco archeologico, con il tempio dorico e il teatro antico sul Monte Barbaro, dista appena due o tre chilometri dal centro: potrete alternare gli scavi e il rientro in paese nelle ore più calde. Poco più in là, sempre nel territorio comunale, ci sono le sorgenti calde che affiorano lungo il Fiume Caldo. Alloggiando in una struttura come Nova Suite, in pieno paese, vi ritroverete con il sito archeologico dietro l'angolo e la costa a portata di mano: Castellammare del Golfo si raggiunge in circa venti minuti d'auto, l'accesso di Scopello alla Riserva dello Zingaro in poco più di mezz'ora, mentre per Erice e Trapani servono tra i quarantacinque e i cinquanta minuti.

Come organizzare la visita: L'auto è praticamente indispensabile per muoversi tra paese, scavi e costa. Le chiese del centro non hanno sempre orari di apertura continuativi: conviene informarsi in loco o consultare i canali ufficiali del Comune di Calatafimi Segesta prima di programmare un itinerario troppo rigido.

Nel centro storico di Calatafimi Segesta, a pochi minuti da Segesta

Nova Suite è il punto di partenza per scoprire questo angolo di Sicilia occidentale: cinque sistemazioni indipendenti, terrazza panoramica, area break e bike room attrezzata.