Il tempio dorico di Segesta con le sue trentasei colonne, sul pianoro tra le colline
Il tempio dorico di Segesta con le sue trentasei colonne — foto: Ludvig14 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ci sono monumenti che impressionano per quello che sono e altri per quello che non sono mai diventati. Il tempio dorico di Segesta appartiene alla seconda categoria: un colonnato completo, isolato su una collina battuta dal vento, che circonda uno spazio vuoto. Nessuna cella, nessun tetto, nessuna scanalatura sui fusti delle colonne. Da qualsiasi punto lo si guardi, l'edificio sembra finito e insieme sospeso, come se i costruttori avessero posato gli attrezzi una sera senza tornare più il giorno dopo. È a due o tre chilometri dal centro di Calatafimi Segesta, il che lo rende una delle visite più comode che possiate immaginare.

Chi lo costruì, e quando

Segesta era una delle città principali degli Elimi, il popolo che occupava l'estremità occidentale della Sicilia e che gli antichi facevano discendere da profughi troiani. Non erano greci, ma con il mondo greco intrattenevano rapporti costanti, fatti di alleanze, scambi e guerre. Il tempio venne edificato nell'ultimo trentennio del V secolo a.C. su un'altura a ovest della città, quindi fuori dalla cinta muraria: una collocazione che ha alimentato molte delle interpretazioni successive.

Dal punto di vista architettonico si tratta di un periptero esastilo, cioè un edificio circondato da un colonnato con sei colonne sui lati brevi e quattordici su quelli lunghi. Il conto totale, angoli inclusi, è di trentasei colonne, tutte ancora in piedi, sormontate dalla trabeazione e dai due frontoni. Poche costruzioni doriche conservano un colonnato così integro, e la sensazione che si prova avvicinandosi è quella di trovarsi davanti a un modello in scala reale di manuale di architettura.

L'opera incompiuta: gli indizi da cercare

L'ipotesi oggi prevalente è che il tempio non sia mai stato portato a termine. Gli indizi non mancano, e il bello è che potete verificarli con i vostri occhi camminando lungo il perimetro. Ecco a che cosa fare caso:

  • le colonne sono lisce, prive delle scanalature verticali che caratterizzano l'ordine dorico: la rifinitura avveniva a fine lavori, e qui non è mai arrivata
  • all'interno del colonnato non ci sono resti della cella, il vano chiuso che ospitava la statua di culto, né tracce della copertura
  • diversi blocchi dei gradini non sono stati scalpellati e conservano ancora le bugne sporgenti che servivano a sollevarli e a metterli in opera
  • alcuni coronamenti dei capitelli risultano incompleti, con superfici lasciate grezze

Sul perché il cantiere si sia fermato, gli studiosi discutono da tempo. La spiegazione più diffusa chiama in causa le guerre, e in particolare il conflitto con la rivale Selinunte attorno al 409 a.C., che avrebbe assorbito risorse e uomini. Altri hanno ipotizzato che la struttura fosse destinata fin dall'inizio a riti indigeni degli Elimi, che non richiedevano una cella nel senso greco del termine, oppure che cella e copertura fossero previste in legno e siano semplicemente scomparse. Nessuna delle tre ricostruzioni ha finora prevalso in modo definitivo, e questa incertezza fa parte del fascino del luogo.

Come si visita

Il tempio fa parte del Parco archeologico di Segesta, che comprende anche il teatro antico sul Monte Barbaro e le testimonianze medievali e islamiche presenti sull'altura. Dall'ingresso si raggiunge il tempio con una breve camminata in salita su fondo sterrato: nulla di impegnativo, ma servono scarpe chiuse e comode, perché il terreno è irregolare e in estate il sole picchia senza alcun riparo. Il colonnato si gira tutto attorno, e cambiare punto di vista è la cosa migliore che possiate fare: dal basso l'edificio appare monumentale, dall'alto della strada si legge invece il suo rapporto con la valle.

Per il teatro, che si trova più in quota, il parco mette a disposizione un servizio di navetta. Orari di apertura, biglietti e modalità della navetta cambiano nel corso dell'anno: prima di partire conviene sempre consultare il sito del Parco archeologico di Segesta, che pubblica le informazioni aggiornate.

Le ore giuste per la luce

Il tempio è costruito in un calcare locale che reagisce alla luce in modo sorprendente. A mezzogiorno, con il sole a picco, le pietre appaiono chiare e piatte, e il colonnato perde profondità. Nelle prime ore del mattino, invece, la luce arriva bassa e laterale, disegna le ombre tra una colonna e l'altra e restituisce al calcare una tonalità calda, quasi dorata. Il tardo pomeriggio funziona altrettanto bene, con il vantaggio della temperatura più sopportabile e, in certe giornate, di un cielo che vira al rosa alle spalle dell'edificio.

Se alloggiate in paese avete un vantaggio evidente: la vicinanza vi permette di scegliere l'orario con calma invece di subirlo. Molti visitatori arrivano da lontano nella fascia centrale della giornata, che è la peggiore sia per le fotografie sia per il caldo. Partire presto, tornare per la pausa e riservare eventualmente il tardo pomeriggio al teatro è una strategia semplice che cambia completamente la qualità della visita.

Da mettere nello zaino: Acqua in quantità, cappello, scarpe chiuse con suola scolpita e crema solare. Lungo il percorso verso il tempio l'ombra è praticamente assente e il vento sull'altura può ingannare sulla reale intensità del sole.

Nel centro storico di Calatafimi Segesta, a pochi minuti da Segesta

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