Il tempio di Segesta è l'immagine che tutti conoscono, ma chi si ferma lì si perde metà del sito. Sulla cima del Monte Barbaro, l'altura che ospitava la città antica, c'è un teatro che gli architetti greci hanno costruito senza costruire la parte più importante: la scenografia. Al posto delle strutture sceniche, oltre il palcoscenico, si apre il panorama delle colline che degradano verso il Golfo di Castellammare. È uno di quei luoghi in cui il paesaggio non fa da contorno al monumento, ma ne è letteralmente parte integrante.
Una cavea costruita, non scavata
Il teatro fu realizzato in blocchi di calcare locale sulla sommità più alta del monte. La cavea, cioè la gradinata semicircolare destinata al pubblico, misura circa sessantatré metri di diametro e poteva accogliere qualcosa come quattromila spettatori. È divisa orizzontalmente da un ampio corridoio, il diazoma, e verticalmente da sei scalette che ricavano sette settori a forma di cuneo: uno schema ordinato e perfettamente leggibile ancora oggi, nonostante i secoli.
Un dettaglio tecnico merita attenzione, perché racconta la fatica di chi lo ha costruito. La cavea non poggia direttamente sulla roccia del monte, come accade in molti teatri antichi ricavati sfruttando un pendio naturale: qui è stata edificata appositamente e viene sorretta da muri di contenimento. Significa che il luogo non è stato scelto perché comodo, ma perché era esattamente quello giusto. Chi progettò il teatro voleva quel preciso affaccio verso nord, e ha accettato di lavorare molto di più pur di ottenerlo.
Il panorama come fondale
L'orientamento verso nord è la chiave di tutto. Sedendosi sulle gradinate lo sguardo scavalca l'orchestra e si distende sulle colline, fino a raggiungere il mare del Golfo di Castellammare nelle giornate limpide. Nell'antichità, dietro gli attori, ci sarebbe stato l'edificio scenico a interrompere la vista; oggi che di quella struttura restano soltanto tracce, il paesaggio è tornato a essere il fondale, e nessuno se ne lamenta. La combinazione tra la geometria rigorosa della cavea e l'ampiezza del panorama è la ragione per cui questo teatro compare regolarmente negli elenchi dei più belli d'Italia.
Vale la pena arrivare in cima con un po' di tempo davanti e limitarsi a stare seduti qualche minuto in silenzio. Il vento sull'altura è quasi sempre presente e l'acustica, anche a distanza di millenni, continua a funzionare: una voce dall'orchestra si sente con nitidezza sorprendente dalle file alte.
La salita al monte e cosa si incontra
Il teatro si trova nella parte alta dell'area archeologica, a una quota nettamente superiore rispetto al tempio. Dall'ingresso del parco si può salire a piedi lungo la strada che risale il versante, oppure servirsi del servizio di navetta messo a disposizione dal parco. La camminata è la scelta più suggestiva, ma è una salita vera, esposta al sole e senza punti di ristoro lungo il percorso: nelle giornate estive è sconsigliata nelle ore centrali, mentre al mattino presto diventa una passeggiata bellissima.
Sul Monte Barbaro non c'è soltanto il teatro. L'altura ha continuato a essere abitata molto a lungo dopo la fine della città antica, e il percorso attraversa testimonianze di epoche diverse. Fate caso in particolare a:
- i resti dell'insediamento medievale che occupò la sommità del monte nei secoli successivi all'abbandono della città
- le tracce di un edificio di culto islamico, rara testimonianza archeologica di questo tipo in Sicilia
- i resti della chiesa di epoca normanna che gli succedette sullo stesso pianoro
- il tracciato delle mura e le strutture pubbliche riportate alla luce dagli scavi
- gli scorci sul tempio, che dall'alto si vede isolato sulla sua collina, in una prospettiva che dal basso è impossibile
Gli spettacoli d'estate
Il teatro non è soltanto un monumento da guardare: nei mesi estivi torna a fare quello per cui è stato costruito. Ogni anno il parco ospita una rassegna che porta sulla cavea tragedie e commedie classiche, ma anche concerti, danza contemporanea e produzioni moderne, con compagnie affermate accanto a giovani interpreti. Assistere a uno spettacolo al tramonto o sotto le stelle, con il golfo che si spegne lentamente sullo sfondo, è un'esperienza di natura completamente diversa rispetto alla visita diurna, e da sola giustifica un soggiorno programmato nella stagione giusta.
Il cartellone cambia di anno in anno e i biglietti per le serate più richieste si esauriscono in fretta. Programma, date e modalità di prenotazione vengono pubblicati sui canali ufficiali del Parco archeologico di Segesta: è l'unica fonte da consultare per non incorrere in informazioni superate. Alloggiando a pochi chilometri, come accade a chi si ferma in paese, il rientro dopo lo spettacolo si risolve in una manciata di minuti, senza dover affrontare lunghi trasferimenti notturni.
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