Le colline siciliane coperte dalla fioritura gialla di primavera
Le colline siciliane coperte dalla fioritura gialla di primavera — foto: Giovanni from Catania, Sicily · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

C'è un equivoco diffuso sulla Sicilia: che sia una destinazione estiva. Chi ci arriva ad aprile scopre in poche ore che le cose stanno diversamente. Le colline dell'entroterra trapanese sono verdi come non saranno più fino all'autunno inoltrato, l'aria ha la temperatura giusta per stare fuori tutto il giorno, e i luoghi che d'estate si condividono con centinaia di persone si attraversano quasi in solitudine. La primavera, da queste parti, non è una stagione di ripiego: è probabilmente la migliore in assoluto.

Le colline che cambiano colore

Il paesaggio attorno a Segesta è un mosaico di seminativi, vigneti e uliveti, e in primavera si comporta in modo esattamente opposto a quello che ci si aspetta da un'isola mediterranea. Le piogge concentrate tra autunno e inverno lasciano il terreno carico d'acqua, e tra marzo e maggio la campagna esplode: il grano ancora verde prima di virare al giallo, i prati che si riempiono di fiori spontanei, la macchia mediterranea in fioritura sui versanti più aridi. È il momento in cui il tempio dorico, isolato sulla sua collina, si staglia su uno sfondo di erba alta anziché sulle stoppie bruciate dell'estate.

Il fenomeno non riguarda solo l'interno. Sulla costa del Golfo di Castellammare, dove la vegetazione è quella tipica della gariga, la primavera fa fiorire cisti, euforbie, ampelodesmo e le altre specie che colonizzano i pendii a picco sul mare. Chi cammina lungo la costa in questo periodo attraversa un paesaggio che a luglio ha tutt'altro carattere.

Segesta senza la calca

Il parco archeologico di Segesta dista appena due o tre chilometri dal centro di Calatafimi Segesta, ed è un sito che si visita camminando. Il tempio dorico, costruito tra il 430 e il 420 avanti Cristo, si raggiunge con una salita breve; il teatro antico si trova invece in cima al Monte Barbaro e richiede o una camminata in pendenza o il servizio di navetta. In piena estate, con il sole a picco e nessun'ombra, quella salita può diventare faticosa. In primavera è semplicemente una bella passeggiata.

C'è poi un aspetto meno pratico e più difficile da spiegare. Il tempio di Segesta non fu mai completato: è privo di cella e di copertura, le colonne non furono mai scanalate, i blocchi dei gradini restarono sbozzati. È un edificio sospeso a metà, e questo lo rende insolitamente sensibile al contesto. Vederlo con poche persone attorno, immerso nel verde e nel vento, restituisce qualcosa che una visita affollata di agosto tende a togliere.

Camminare allo Zingaro quando si può ancora

La Riserva naturale orientata dello Zingaro, che si raggiunge in circa mezz'ora d'auto dall'entroterra segestano passando per Scopello, è stata istituita nel 1981 ed è la prima area naturale protetta della Sicilia. Deve la sua esistenza a una mobilitazione popolare: nel 1980 una marcia di protesta molto partecipata fermò il progetto di una strada litoranea tra Scopello e San Vito Lo Capo, e l'area venne poi espropriata e tutelata. Oggi, di quella strada mai costruita, resta un tratto di costa di sette chilometri senza asfalto.

Il sentiero costiero è l'itinerario più frequentato: poco più di sei chilometri in un senso, con un tempo medio di percorrenza attorno alle due ore e un quarto, percorribile da entrambi gli ingressi della riserva. Lungo il tracciato si aprono le cale che hanno reso celebre questo tratto di litorale, tra cui Cala Capreria, Cala del Varo, Cala della Disa, Cala Berretta, Cala Marinella e Cala dell'Uzzo. L'elemento vegetale più caratteristico è la gariga a palma nana: qui la Chamaerops humilis raggiunge anche i due o tre metri di altezza, una dimensione insolita per questa specie. In primavera il percorso si affronta senza patire il caldo, cosa che tra luglio e agosto non si può dare per scontata.

Come organizzare una giornata tipo

Il vantaggio della primavera è che si può fare tutto nello stesso giorno, senza inseguire le ore fresche. Qualche combinazione che funziona:

  • mattina al parco archeologico di Segesta e pomeriggio nel Borgo di Calatafimi Segesta, a due passi
  • giornata intera allo Zingaro, con partenza dall'ingresso di Scopello, a circa mezz'ora d'auto
  • Castellammare del Golfo in circa venti minuti, per il porto e il centro storico
  • Erice e Trapani in quarantacinque o cinquanta minuti, con il borgo di pietra ancora poco affollato
  • San Vito Lo Capo in circa un'ora, quando si vuole il mare senza pretendere di fare il bagno
  • una sosta alle sorgenti termali lungo il Fiume Caldo, gradevoli anche con temperature miti
Cosa portare: In primavera le escursioni termiche tra mattina e sera sono sensibili, soprattutto nell'entroterra: serve una giacca leggera anche nelle giornate calde. Scarpe chiuse con suola adatta ai sentieri sterrati, acqua e protezione solare sono indispensabili sia a Segesta sia allo Zingaro, dove l'ombra è scarsa in entrambi i casi.

Un'ultima considerazione. La primavera siciliana non è una stagione stabile: qualche giornata di pioggia va messa in conto, soprattutto a marzo, e il vento può cambiare il carattere di una passeggiata sulla costa. Ma sono variazioni che si assorbono facilmente, e in cambio si ottiene una versione di questi luoghi che d'estate non è disponibile a nessun prezzo: verde, silenziosa e percorribile a piedi dalla mattina alla sera.

Nel centro storico di Calatafimi Segesta, a pochi minuti da Segesta

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